La terapia cranio-sacrale è un metodo manuale delicato che scioglie i blocchi palpando e influenzando il sistema cranico (cranio e osso sacro), rilassa il sistema nervoso e attiva i poteri di autoguarigione del corpo.
- miglioramento del flusso energetico
- attivazione dei meccanismi di autoguarigione
- sblocco delle limitazioni funzionali e dei traumi psicologici
Principio di fondo
La terapia cranio-sacrale poggia, tra l'altro, sulla teoria secondo cui le pulsazioni ritmiche del liquido cefalorachidiano (liquor cerebrospinali) si ripercuoterebbero sui tessuti esterni e sulle ossa e sarebbero perciò percepibili al tatto dall'esterno. Secondo questa interpretazione, le singole ossa che compongono la calotta cranica si muoverebbero l'una contro l'altra.
Toccando testa e schiena, il terapeuta è quindi in grado di raccogliere informazioni su eventuali blocchi che ostacolano questo movimento e agire così sulle limitazioni di natura funzionale al nostro organismo e al cranio influenzando, indirettamente, anche le membrane presenti all'interno del cranio (falce cerebrale, tentorio, falce del cervelletto) e la meninge dura che avvolge il cervello (dura madre). Questo processo dovrebbe migliorare il presunto "flusso energetico", attivare i meccanismi di autoguarigione dell'organismo e scogliere limitazioni funzionali e blocchi psicologici.
Origini
La terapia cranio-sacrale deriva dall'osteopatia o, più propriamente, dalla "Osteopathy in the Cranial Field" fondata dall'osteopata americano William Garner Sutherland D.O., allievo di Andrew Taylor Still, il padre dell'osteopatia (The Cranial Bowl, 1939).